Giornata nazionale dei dialetti

Il 17 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata nazionale dei dialetti e delle lingue locali. Per quanto io sia sempre stata una grande sostenitrice delle varietà linguistiche (la laurea in Mediazione Linguistica non è una casualità), quando sono venuta a conoscenza di questa ricorrenza, ne sono rimasta un po’ sorpresa.

A scuola ci hanno sempre insegnato l’italiano – per così dire – ‘standard’ e, a chi provasse a parlare il dialetto, veniva subito scritta una bella nota sul diario, da riportare il giorno dopo firmata da un genitore che ne aveva preso visione. Nella mente di una ragazzina alle prese con le sue prime conoscenze, parlare in dialetto a scuola era quasi l’equivalente di una parolaccia.

Spinta dalla curiosità, quindi, mi sono persa nei meandri della storia dei dialetti. Ecco cosa ho scoperto su questa giornata.

Il dialetto è una lingua?

Prima di presentare le ragioni che hanno portato all’istituzione di una ricorrenza dedicata ai dialetti, ho voluto approfondire cosa si intende con il termine “dialetto”. E qui si apre il vaso di Pandora.

La parola dialetto ha ben tre definizioni:

  • secondo la linguistica, un dialetto è una varietà di una lingua
  • secondo il punto di vista genealogico, un dialetto è una lingua che si è evoluta da un’altra lingua
  • secondo la sociolinguistica, un dialetto è una lingua subordinata a un’altra lingua

E allora, il dialetto è o non è una lingua?
Se prendiamo come riferimento il punto di vista della linguistica, per capire se ci troviamo di fronte a un dialetto, inteso come varietà di una lingua – ricordo –

è sufficiente analizzare tre parametri nella conversazione tra due parlanti.

Il primo parametro è la comprensione reciproca, se i due parlanti si capiscono tra loro quando parlano, allora stanno utilizzando due dialetti diversi ma appartenenti alla stessa lingua.

Il secondo parametro da valutare è il lessico in comune. In questo caso, se più dell’80% delle parole utilizzate dai due parlanti sono in comune, anche se pronunciate in maniera differente, ci troviamo di fronte a due dialetti della stessa lingua.

Il terzo e ultimo parametro che ci porta a identificare il dialetto in senso linguistico, fa riferimento alle regole grammaticali. Se i due parlanti utilizzano le stesse regole grammaticali, possiamo affermare che stanno utilizzando due dialetti della stessa lingua.

Per comprendere meglio il punto di vista linguistico, il Comitato della Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici ha fornito un’interessante analogia. Così come esistono diverse gradazioni dello stesso colore, anche i dialetti possono essere definiti come gradazioni diverse della stessa lingua.

Dopo aver analizzato i punti di vista delle diverse discipline, sono arrivata alla conclusione che proprio la definizione data dalla linguistica è quella oggi più utilizzata. Secondo la linguistica, quindi, un dialetto diventa lingua quando ha regole grammaticali proprie, un vocabolario di uso quotidiano tipico e non è facilmente comprensibile a chi non lo conosce.

Alla luce di questa definizione, non mi sembra che parlare il dialetto costituisca un reato. Anzi, contrariamente ai presagi che Pier Paolo Pasolini aveva immaginato negli anni Sessanta, i dialetti non solo non stanno scomparendo, ma vengono utilizzati dai giovani nel linguaggio moderno, l’italiano digitato. E, grazie ai social network, i dialetti si diffondono anche fuori dalle regioni di appartenenza.

I dialetti dell’italiano

In Italia, si sa, si parla l’italiano, eppure la stessa lingua assume varietà differenti (sia in termini di accento sia di parole diverse per indicare la stessa cosa) a seconda delle regione di provenienza del parlante. Si tratta dei dialetti dell’italiano. Linguistica docet.

Il dialetto campano è diverso da quello romano o da quello siciliano. Parlanti di regioni diverse che comunicano tra loro in italiano ‘standard’ avranno, comunque, delle differenze.

Durante gli anni, per motivi di studio e di lavoro, ho vissuto in posti diversi e, ahimè, lontani dalla mia amata Calabria. Appena arrivata a Torino mi è subito suonata strana l’espressione di uso comune “solo più” per indicare, in genere, l’ultima cosa che rimane da fare. “Devo solo più inviare una mail” era una delle frasi tipiche che ascoltavo nell’ambiente lavorativo. Si tratta di un regionalismo piemontese derivato dal dialetto. Quante volte, poi, ci troviamo a pronunciare una frase, un modo di dire, tipico del nostro dialetto e ad affermare che in italiano “non rende allo stesso modo”.

In Calabria, ad esempio, utilizziamo il termine “gingomma” per riferirci alla gomma da masticare, o chewing gum, per dirla all’inglese.

È evidente quindi che il dialetto non è e non può considerarsi una lingua morta, in quanto influenza quotidianamente il nostro modo di parlare l’italiano. 

In Emilia Romagna, regione che mi ospita attualmente, è stata addirittura varata una legge (LR16/2014) per la salvaguardia e la valorizzazione dei dialetti emiliano-romagnali e molti piccoli editori si sono impegnati nella pubblicazione di libri scritti nel dialetto del posto.

La Giornata nazionale dei dialetti e delle lingue locali vuole rappresentare un invito a ritrovare una connessione con le proprie tradizioni locali, che fanno sentire la persona al centro della comunità.

Per concludere, esattamente come utilizziamo parole dell’inglese nell’italiano comune, perché non dovremmo sentirci liberi di utilizzare allo stesso modo i nostri dialetti regionali?

Abbiamo a disposizione due lingue, l’italiano e il dialetto, possiamo usarle entrambe in maniera funzionale e consona al contesto in cui ci troviamo a operare. Il dialetto è una ricchezza culturale dell’umanità.

E a voi capita di utilizzare il dialetto della vostra regione di provenienza?

 

 

 

Pubblicato da Simona Fortuna

Professionista nel settore del Marketing Digitale, da sempre amante della lettura e della scrittura. La mia 'Fortuna'? La mia curiosità! La passione per le culture straniere mi ha portato a laurearmi in lingue e a combinare le mie conoscenze al più che mai attuale mondo del digitale. Qualcuno mi definisce Fashion addicted, a me piace semplicemente presentarmi al meglio.

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