Il pensiero disertore

Nella città Serenissima, senza serenità

Nella città Serenissima per antonomasia si intrecciano le vicende di due ragazzi diciottenni, al primo anno di università. Molto diversi tra loro, ma accomunati da quel tormento dell’anima tipico della loro età che non gli permette di vivere sereni. Un tormento dato dalla costante ricerca di sé e dal timore del passaggio alla vita adulta.

Il districarsi dei pensieri tra le calli

Daniele e François hanno un trascorso di vita diverso.

Daniele è un ragazzo cupo e sensibile, che sente il bisogno di isolarsi dagli altri e pensare. Tormentato per tutta la vita dal pensiero del padre, un insegnante andato via di casa per una cattedra assegnata in un’altra città quando lui era ancora molto piccolo, e mai più rivisto.

François è cresciuto in una famiglia per bene, che non gli ha mai fatto mancare nulla. Si scoprirà essere molto insicuro e bisognoso di compagnia quando si ritroverà a vivere da solo, per la prima volta, a Venezia.

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I due ragazzi non si conoscono, ma le loro vite si incroceranno per un istante, una sera, in un locale; dove Daniele leggerà un discorso che, in qualche modo, influenzerà la vita di François.

Uno storytelling circolare che inizia con la presentazione di un personaggio, diverso dai protagonisti, che ritroveremo alla fine e che si scoprirà essere legato a uno di loro.

 

 

L’ipnotizzante cura dei dettagli

La narrazione delle vicende di Daniele e François si sviluppa tra le strade di Venezia come se fosse un tour turistico della città: la descrizione dettagliata delle calli, dell’arancio delle sette di sera che poggia sulla superficie dei canali, dei turisti sui vaporetti le cui dita distese sull’acqua sembrano gocce di rugiada in volo.

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Il tutto viene raccontato con un ritmo incalzante a tal punto da rimanere ipnotizzati dalla storia.
Cura dei dettagli, quindi, che si intreccia con la cultura. L’autore, attraverso la voce dei personaggi che incontriamo durante tutta la narrazione, ci porta in Francia, parlandoci di Émile Zola, dell’ancien régime, del Romanticismo, de “I Miserabili” di Hugo. Un assaggio di Giappone e della Russia di Fëdor Dostoevskij, attraverso uno dei suoi personaggi più celebri –  Ivan Karamazov – per poi tornare in Italia, con Italo Calvino e le sue “Lezioni Americane”.

L’intero romanzo si presenta, inoltre, come un dizionario della lingua di Venezia: le calli, le bricole, il sotopòrtego sono solo alcuni dei termini che leggiamo.

Quando si dice che la narrazione facilita il sapere!

Un invito a difendere il nostro pensiero disertore

Gabriele Ovi, con questo romanzo, ci invita a difendere il nostro pensiero disertore. Tutti ne abbiamo uno, nonostante ci sforziamo di mascherarlo per sentirci accettati e accolti dalla società. Ma il pensiero non è forse ciò che ci rende uomini?
E lo fa attraverso una storia dentro la storia. L’invito arriva direttamente dalle parole di Daniele, durante la sua lettura al locale, attraverso il racconto de “Lo squalificato” del giapponese Dazai Osamu.

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E forse la causa del tormento dei protagonisti del romanzo risiede proprio “nell’abbandono di un tratto fondamentale appartenente alla nostra essenza: la possibilità di sviluppare e formulare il pensiero disertore. Si sono inibite le ali della fantasia, si è perso il coraggio di plasmare la realtà mediante le proprie riflessioni”.

Pubblicato da Simona Fortuna

Professionista nel settore del Marketing Digitale, da sempre amante della lettura e della scrittura. La mia 'Fortuna'? La mia curiosità! La passione per le culture straniere mi ha portato a laurearmi in lingue e a combinare le mie conoscenze al più che mai attuale mondo del digitale. Qualcuno mi definisce Fashion addicted, a me piace semplicemente presentarmi al meglio.

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