Finché il caffè è caldo – Toshikazu Kawaguchi

Sull’amore, la vita e un viaggio nel tempo: un romanzo ambientato in un caffè

Finché il caffè è caldo è un romanzo che racconta dei rapporti umani. Quattro le storie che si intrecciano, tutte con il medesimo filo conduttore, l’amore.
Una sola ambientazione: un caffè color seppia, buio, caratterizzato da travi di colore marrone lucido come le castagne. Tre orologi appesi alla parete, nessuno dei quali indica l’orario corretto. Un posto in cui il tempo sembra fermarsi, dove il giorno è uguale alla notte e dove fa sempre fresco. Anche nelle estati più torride, anche se non c’è il condizionatore.

La storia viene raccontata in chiave moderna (Fumiko, una delle protagoniste principali, rappresenta l’ideale di donna in carriera) per quanto l’immagine del caffè richiami il periodo Edo, il periodo della storia giapponese in cui la nazione chiuse le porte ai contatti con il mondo esterno. Il periodo in cui si gettarono le basi per la struttura sociale orientale moderna, dove ogni persona assume un preciso ruolo sociale e deve adempiere alla sua missione attraverso il lavoro.

Lavoro: gioia e dolore di una coppia di innamorati
Il lavoro è il primo tema, insieme all’amore che sarà presente nel corso di tutto il romanzo. I protagonisti sono Gli innamorati (titolo del 1° capitolo) Fumiko e Gorō.
Businessman

Fumiko Kiyokawa è una donna in carriera, capace di parlare sei lingue diverse. Ai tempi dell’università era la migliore del suo corso e, dopo la laurea, aveva trovato lavoro in una grossa azienda di informatica medica, dove aveva assunto le dirigenze di diversi progetti. Il suo stesso nome significa ‘figlia della bellezza e della ricchezza’.

Di Fumiko si direbbe che è la classica donna in carriera a cui non manca nulla, tranne un marito.
Era la più grande di tre figli. La sorella e il fratello più piccoli erano già sposati e i genitori si aspettavano lo stesso da lei.

Due anni prima era entrato a far parte del suo team di lavoro Gorō Katada, ingegnere dei sistemi, più giovane di lei di tre anni e con un grande sogno: lavorare nell’azienda dello zio, in America.

La storia tra i due era iniziata proprio grazie a un caffè che Fumiko aveva offerto a Gorō come riconoscimento per aver
risolto un grosso bug su un importante progetto al quale stavano lavorando.

Dopo due anni la loro storia d’amore volge al termine, nella stessa caffetteria in cui era iniziata. Gorō aveva finalmente ottenuto il lavoro dei suoi sogni e stava partendo per l’America. Aveva invitato la sua fidanzata a incontrarsi per parlarle di una cosa seria. Fumiko aveva recepito quelle parole come qualcosa di speciale ed era pronta ad accogliere la proposta di matrimonio del fidanzato.

Inutile dire che non accolse con lo stesso entusiasmo la notizia del trasferimento dell’uomo in America.

Tanti personaggi, un unico scopo: sedersi sulla stessa sedia
Sulla caffetteria si narrava una leggenda metropolitana: chi entrava poteva avere la possibilità di viaggiare nel tempo.
E proprio questo era lo scopo dei personaggi introdotti sin dall’inizio della storia, a partire dalla stessa Fumiko. Voleva tornare indietro al giorno in cui Gorō le comunicava che sarebbe partito, per impedirgli di farlo.

Ma a tutti era sfuggito un particolare: qualunque cosa potesse accadere nel passato, il presente non sarebbe cambiato.

Sveglia su un tavolo che scandisce l'ora

Tornare nel passato era possibile, ma bisognava rispettare rigorosamente alcune regole:

  • nel passato si potevano incontrare solo le persone che erano state nel locale;
  • il presente non sarebbe cambiato in ogni caso;
  • una sola sedia permetteva di tornare indietro nel tempo;
  • una volta nel passato, non ci si poteva spostare da quella sedia;
  • c’era un limite di tempo;
  • bisognava bere la tazza di caffè prima che si raffreddasse;
  • bisognava tornare nel presente prima che il caffè fosse diventato freddo.

Il mancato rispetto di una sola di queste condizioni avrebbe avuto gravi conseguenze sul presente.

Una donna, tornata nel passato per incontrare il marito morto, presa dall’emozione del momento, aveva perso la concezione del tempo. Adesso trascorreva le sue giornate nella caffetteria, vestita di bianco, a leggere un romanzo dal titolo “Gli innamorati”.

Era la donna fantasma, che sedeva stabilmente sulla sedia che consentiva di viaggiare nel tempo. Solo nel momento in cui la donna si alzava per andare in bagno era possibile sedersi su quella sedia e intraprendere il proprio viaggio.

Ma la donna andava in bagno una sola volta al giorno, senza differenza tra giorno e notte.
E Fumiko, non era l’unica ad aspettare.

L’amore come filo conduttore del romanzo
La caffetteria era gestita da Nagare Tokita, un omone buono che, galeotto un incidente, aveva incontrato Kei in ospedale. I due si erano innamorati e si erano sposati. Insieme alla coppia, nel locale lavorava Kazu, cugina di Nagare. Kazu era una ragazza insignificante, con pochi amici, il genere di persona che trova i rapporti interpersonali piuttosto noiosi. Questo suo modo di essere la rendeva adatta al ruolo che ricopriva: versare il caffè a chi voleva tornare indietro nel tempo, ricordandogli le regole.
caffè in tazze a forma di cuore

Tutti i giorni, alla caffetteria, insieme alla donna fantasma che occupava un posto fisso nel locale, c’era anche Hirai.
Hirai Yaeko, una ragazza che si era trasferita a Tokyo per fuggire dalla vita di campagna che conduceva insieme ai genitori e alla sorella. Poco più di 30 anni, Hirai vestiva in maniera stravagante, gestiva uno snack bar lì vicino e ogni giorno passava a prendere il caffè prima di iniziare il turno a lavoro.

La sorella di Hirai, Kumi, aveva provato più volte nel corso degli anni a convincerla a tornare a casa e prendere in mano la gestione della locanda di famiglia. Hirai si era sempre rifiutata di incontrare Kumi. Pensava che la sorella volesse farla tornare a casa perché così lei poteva liberarsi della gestione della locanda e inseguire il suo sogno, qualunque esso fosse.

Dopo vari tentativi di mettersi in contatto con la sorella, Kumi lascia una lettera a Kei, chiedendole di consegnarla a Hirai. Questa lettera non verrà mai aperta finché un giorno, di ritorno dall’ennesimo viaggio a Tokyo con la speranza di incontrare la sorella, Kumi rimane vittima di un incidente.

Kei, che non aveva mai gettato la lettera, convince Hirai a leggerla. Dopo averla letta, presa dai sensi di colpa e dalla mancanza della sorella che in cuor suo aveva sempre amato, Hirai decide di sedersi su quella sedia. Fu proprio durante quel ritorno nel passato che Hirai scopre qual era il sogno della sorella: gestire la locanda di famiglia insieme alla sua sorellona.

Altro cliente abituale era Fusagi. Designer di giardini, Fusagi era malato di alzheimer. Ogni giorno sedeva allo stesso sgabello della caffetteria, bevendo un caffè e leggendo una rivista. Anche Fusagi voleva tornare nel passato.

Quando si rese conto di essere malato, scrisse una lettera alla moglie Kōtake. Una lettera in cui le raccontava della malattia e in cui le chiedeva di rimanergli accanto come moglie.
Kōtake era un’infermiera e Fusagi sapeva che se un giorno lui si fosse dimenticato di lei, a causa della malattia, sua moglie non lo avrebbe mai abbondonato. Ma Fusagi non voleva che Kōtake gli rimanesse accanto come infermiera, ma come moglie. Se non si fosse più sentita apprezzata come tale, avrebbe dovuto abbandonarlo.
Kōtake era a conoscenza dell’intenzione del marito di darle questa lettera, ma poiché lui non aveva mai avuto il coraggio di farlo, fu lei a tornare nel passato, al giorno in cui Fusagi aveva deciso di consegnarle la lettera.

Tre storie d’amore, sotto diversi punti di vista, che si intrecciano con una quarta. Quella di Kei, moglie del proprietario del locale, e di sua figlia, che conoscerà viaggiando nel futuro. Un viaggio che si scoprirà possibile solo alla fine del romanzo.

Kei, nata debole di cuore, darà alla luce una bambina, ma le sue precarie condizioni di salute non le garantiscono la sopravvivenza dopo il parto.    

Guardare con il cuore per vedere la verità
Questo, a mio parere, è il vero messaggio di tutto il romanzo, che l’autrice ha voluto far raccontare a Kazu.

Kazu rappresenta lo sguardo esterno della narrazione. È presente in tutte le storie dando un punto di vista obbiettivo perché meno influenzato dall’emotività.

Il messaggio che l’autrice lancia nell’ultimo capitolo attraverso la voce di Kazu è che il presente non cambia, ma cambia l’atteggiamento delle persone perché tornando nel passato scoprono la verità. Si rendono conto di cose che non avevano mai visto perché influenzate dai loro pensieri, dalle convenzioni sociali.

Fumiko e il suo team di lavoro avevano accusato Gōro di essere l’artefice del bug del progetto a cui stavano lavorando. Gōro era l’ultimo arrivato in azienda e quando venne fuori il problema sparì per giorni, per poi tornare informando tutti che aveva lavorato da solo giorno e notte per risolvere il bug, riuscendoci.

La stessa Hirai scopre che il sogno della sorella era solo quello di lavorare insieme a lei e non di volersi liberare della locanda.

Kōtake, prima di sposare Fusagi, pensava che lui non avesse interesse per lei poiché alle sue lunghe lettere si limitava a rispondere con una sola frase. Fusagi, però, non era in grado di scrivere molte parole. Nato da una famiglia povera aveva messo da parte gli studi sin da bambino per dare una mano in famiglia.

Bellissima la frase di Kazu:

“[…] Se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore […]”

E voi, avete già letto questo libro?
Condividete le vostre riflessioni nei commenti.

Pubblicato da Simona Fortuna

Professionista nel settore del Marketing Digitale, da sempre amante della lettura e della scrittura. La mia 'Fortuna'? La mia curiosità! La passione per le culture straniere mi ha portato a laurearmi in lingue e a combinare le mie conoscenze al più che mai attuale mondo del digitale. Qualcuno mi definisce Fashion addicted, a me piace semplicemente presentarmi al meglio.

3 pensieri riguardo “Finché il caffè è caldo – Toshikazu Kawaguchi

    1. Mi fa molto piacere. Te lo consiglio perché è una lettura scorrevole ma allo stesso tempo ricca di significato. Visto che ti interessa la letteratura nipponica, a breve vorrei iniziare a leggere “Ogni giorno è un buon giorno” di Noriko Morishita. Magari scrivo una recensione anche su questo 🙂

      Piace a 1 persona

      1. Molto bene, non è facile trovare Jap writers fan. Io sono rimasto al classico Kawabata, Mishima, Tanizaki e il geniale Murakami. Apprezzavo i primi libri della Yoshimoto (Kugumi, Amrita, top) , poi però è scaduta in una narrativa che rasenta il demenziale, opinione mia, ovvio 😉

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: